ENNIO MAZZON + FABIO PERLETTA + FRANZ ROSATI: Différances

Éter Editions (éter18) | 49’56” | CDR + Digital | Edition of 80 | July 09, 2015

TRACKLISTING
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Différances is the first collaboration between Italian sound artists Ennio Mazzon, Fabio Perletta and Franz Rosati. They recorded the album during a single improvised session of sonic digital collisions. Différances is the total absence of prearranged structures.

Recorded live at nan, Rome. Mixed and mastered by Franz Rosati.

REVIEWS

L’equilibrio tra le parti è ciò che mi ha più impressionato durante le registrazioni. È stato un equilibrio complesso e lo si può percepire anche all’interno del disco. In linea di massima, si tratta di un suono denso e stratificato, eppure non ho incontrato difficoltà nel capire quando era necessario intervenire, così come quando era opportuno lasciare spazio a Fabio Perletta e Franz Rosati. È stata pura improvvisazione, senza regole e senza obiettivi predefiniti.

Tre amici veri, un solo pomeriggio e un piccolo studio a disposizione. Spettatori non paganti: uno. Correva l’anno 2014. Il palco del Terracava – Echi E Visioni Dagli Abissi l’occasione per ritrovarsi a Roma e, magari, provare a condividere vecchie e nuove idee. Ennio Mazzon, Fabio Perletta e Franz Rosati hanno deciso di fonderle in “Différances” (2015), album pubblicato alcuni mesi fa dall’etichetta colombiana Éter Editions, gestita da Miguel Isaza e Alejandro Henao, devoti a drone, esperimenti e soundscaping.

I produttori italiani – rispettivamente alla guida di altrettante splendide realtà artigianali quali Ripples Recordings, Farmacia901 e Nephogram Editions – provano così a porre un freno alle loro attitudini spesso tendenti all’introversione per favorire il divenire di un intenso, e finora inedito, connubio a tre. Ciò nonostante, “Différances” non difetta di creatività. Le sette tracce senza titolo, la cui unica differenza nominale è una cifra progressiva, si compongono di matrici sonore surreali, a tratti ipnotiche.

L’apertura, Untitled 01, è in salita. I microsuoni si addensano poco alla volta. Fruscii di fondo e altri frammenti digitali gravitano liberi. Comincia così il sotteso crescendo acustico impostato con cura dal triadico manipolare. Lo schema compositivo non subisce variazioni in Untitled 02, perché parte del medesimo flusso di coscienza nel pieno di distorti bagliori di luce in note. Gli ultimi secondi, però, sembrano caricarsi di maggiore tensione. Untitled 03 riparte da gorgoglii elettronici e brevi e scariche soniche.

I rumori meccanici e le sempre differenti pulsioni, ora riprodotte in serie, si trasformano poco a poco in autentiche percussioni ossessive: Untitled 04 è sana dimostrazione di grande alchimia di intenti. Se l’immediata cura uditiva giace nel librarsi di uno sciame di bollicine e riverberi, l’elettricità invadente di Untitled 05 provvede a diradarlo. Complici fischi e non accidentali pause, il suono appare, a tratti, più spezzato, ma godibile. Untitled 06 desta, invece, curiosità come vibrante esempio di caos calmo.

Infine l’insinuarsi di uno spesso bordone, tra manipolazioni oblique e una tavolozza di effetti. Untitled 07 si configura non come il battito piu aggressivo del trio, semmai come un frangente dal ritmo curato ed elegante. Minuti fatti di attesa, di pace e di mistero. Dopodiché, l’improvvisa propulsione e ridondanti silenzi interrotti solo da segnali acustici. Tre elementi che rimandano, in ordine sparso, ai contorni delle firme su carta di Ennio Mazzon, Fabio Perletta e Franz Rosati. Less is not more.

— Marco Ferretti / Electronique.it


Abbiamo già parlato di Fabio Perletta, Franz Rosati ed Ennio Mazzon (e delle loro rispettive etichette) in più occasioni, per questo una simile collaborazione è un buon segno per noi, perché significa che stiamo fotografando uno scenario preciso. A parte questa vanteria, si tratta del loro primo “trio” fissato su disco (non so se ci siano stati incontri precedenti), in occasione di una performance live romana. Pubblica la colombiana Éter.
Dice l’etichetta: They recorded the album during a single improvised session of sonic digital collisions. Différances is the total absence of prearranged structures. Sembra che telepaticamente i loro subconsci abbiano trovato il minimo comune denominatore in un sound glitch, con qualche squarcio più aggressivo (colpa di Franz, sono sicuro), magari perché in una situazione inedita dal vivo hanno d’istinto optato per una più redditizia “estroversione”. Sette pezzi senza titolo, una copertina che sembra la superficie nera di un pianeta alieno: il disco esce scabro nella sua fisicità e cerca di farci perdere l’equilibrio tramite continui spostamenti del suono, che sembra certe volte arrivare solo da destra, altre solo da sinistra, altre ancora dal basso, interrompendosi anche bruscamente, così da darci una sensazione improvvisa di vuoto. Non ritengo – viste le circostanze di partenza – sia opportuno parlare di un nodo importantissimo della carriera dei tre, ma posso dire che questo Différances è uno di quei viaggi pericolosi che poi si ricordano in modo più chiaro.

— Fabrizio Garau / The New Noise


The names Ennio Mazzon, Fabio Perletta, and Franz Rosati will be well-known to anyone following the Italian ambient electronics scene of late, both through their own musical output and through the labels they run (Ripples, Farmacia, and Nephogram, respectively). Although all three are no strangers to collaboration, their new release “Différances” on Columbian label Éter is their first work as a trio, capturing a live performance at nan in Rome. Mazzon has worked extensively with field recordings, and Rosati has been known to wield a guitar, but this album focuses entirely on processed electronic sounds, at least as far as my ears could tell.

Hums, buzzes, shudders, thuds, glitch, crackle, and patinas of noise: these are the main ingredients of “Différances”, layered on but not too thickly, each tone and timbre still clearly distinguishable. There are many pulses and clicks dotted across the seven untitled tracks, providing rhythmic propulsion without ever sounding much like a stereotypical beat — I didn’t get the sense that this is music made for dancing to. I did, however, get the feeling it is intended to be played LOUD, preferably with a kilowatt sub-woofer. Though enjoyable enough in a home listening situation, the towers and plateaus of noise often seemed to strain for more volume, more energy to work with (which is unsurprising given that it is a live recording). Rarely did warm soothing chords appear, but when they did the transition wasn’t jarring — noise and tone, pattern and glitch were well-integrated and somehow intuitively musical (whatever that means), regardless of how jagged or smooth the timbre.

In fact, I found those thudding rhythms often had the same effect as ambient chords, in the sense of being absorbed in the moment rather than being relentlessly driven on to the next hook or climax. Loud and heavy can sometimes be just as meditative and transportive as quiet and expansive, as the Italian trio here prove. The seven tracks seem quite similar in approach, without a great deal of variety, but this didn’t stop me from enjoying this music more and more through several playbacks. If you’re on the lookout for well-crafted, engaging new electronic music, this album comes highly recommended.

— Nathan Thomas / Fluid Radio


Sette tracce improvvisate prive di titolo suggellano affinità e divergenze tra tre sperimentatori italiani, operanti nei vasti territori del soundscaping e delle modulazione ambientale del rumore. Ennio Mazzon, Fabio Perletta e Franz Rosati necessitano di ben poche presentazioni per chi segue i sotterranei territori di ricerca nazionale, che ciascuno dei tre continua ad attraversare con la propria sensibilità, singolarmente, in una pluralità di collaborazioni e per il tramite delle piccole etichette da loro gestite. L’incontro tra i tre ha condotto alla realizzazione di un lavoro simbolicamente intitolato “Différances” e frutto di un’unica session di improvvisazione.

Più che le differenze espressive tra i protagonisti, il titolo sembra riferirsi al carattere obliquo e surreale (nel senso di diverso dal reale) della registrazione, nella quale Mazzon, Perletta e Rosati liberano, secondo modalità tra loro complementari, i rispettivi codici espressivi, incentrati su suoni reali, effetti e manipolazioni elettroniche.
Ne risulta un’enigmatica galleria auditiva, nella quale elementi deliberati e accidentali si fondono in un flusso narrativo coerente, che come tale supera le differenze delle matrici originarie in senso non solo acusmatico, fino a smarrire la propria identità in un polimero concettualmente ambientale.

Così, ad esempio, la grana ipnotica sulla quale si librano pulsazioni irregolari della traccia d’apertura scolora nelle frequenze disturbate della seconda, mentre la natura meccanica delle alchimie del terzetto affiora con decisione nei sibili e nei rilanci dinamici della quinta traccia (la cui natura concreta rimanda in qualche misura alle esperienze recenti dei “colleghi” Novellino e Rosi) e nella prima parte della conclusiva elegia di sedici minuti, che passa in rassegna i diversi gradi della saturazione elettrica, dal rumore alla persistenza ottundente.

Sono questi, del resto, gli estremi delle differenze lucidamente ricondotte a unità dai tre sound artist in questo provvisorio stadio della loro infinita esplorazione di territori percettivi sempre più ambiziosi e sconfinati.

— Music Won’t Save You